P I A Z Z A   D E L   P O P O L O   -   P I A Z Z A   N A V O N A   -   T R I N I T A'   D E I   M O N T I
"L'impianto urbano di Sisto V"


L'itinerario ha l'obiettivo di sottolineare come l'abbellimento dello spazio urbano romano presenti alcune peculiarità dovute alla storia e al ruolo politico e sociale della città. Il Rinascimento aveva creato una nuova civiltà urbana: dopo un lungo periodo di abbandono e decadenza Roma tornava ad essere sede stabile del papato e ciò avviò un processo di ricostruzione e ammodernamento noto come "Renovazio urbis". L'intento era quello di affermare, attraverso l'architettura e l'urbanistica, il ruolo di Roma come capitale dello Stato Pontificio. Questo concetto di città-capitale, completamente nuovo, si affermerà pienamente nel '600 quando, appunto, nascono i primi nuclei dei moderni Stati Nazionali.
Fino alla metà del XV sec. l'accrescimento della città era stato di tipo spontaneo: a Roma, per esempio, l'edificazione si concentrava nelle aree della città antica, spesso recuperandone strutture ed allineamenti. E' il caso di Piazza Navona e di Via dei Coronari. Nel '500 e '600 invece, la presenza di un'autorità politica forte cambia questo modello: più che per l'iniziativa popolare la città cresce per volontà del sovrano che vuole farne un simbolo di potenza e di ricchezza, un simbolo di stato. L'ampliamento urbano avviene per mezzo di piani che puntano molto sull'importanza di una visione urbanistica ampia: non più l'urbanistica di quartiere tipica del Medio Evo, ma grandi interventi tutti incentrati su larghi assi viari che, attraversando il tessuto cittadino collegano piazze, chiese e monumenti.
Una vera e propria riforma urbanistica a Roma viene intrapresa negli ultimi anni del '500 da Sisto V e dal suo arch. Domenico Fontana. Il Papa avverte che in un'Europa ormai avviata a diventare un sistema di stati Nazionali, il potere spirituale della Chiesa ha bisogno del sostegno di uno stato temporale di cui Roma è capitale e simbolo. Con Sisto V comincerà la tradizione di utilizzare gli obelischi per l'arredo urbano: i grandi assi del piano sistino, solo in parte realizzato, si concludevano sempre con l'erezione di un obelisco in asse con la facciata di una chiesa. La motivazione era essenzialmente religiosa e legata al rito degli Anni Santi: le basiliche patriarcali vennero, infatti, collegate da grandi assi viari, da una loggia delle benedizioni e da una stele, simbolo di trascendenza, che costituiva la base della santa croce. Le piazze di Roma tornarono ad essere caratterizzate da questi particolarissimi monumenti dopo secoli d'obblio. Anche nell'Antico Egitto l'obelisco (dal latino obeliscus - a forma di spiedo) era un simbolo solare e rappresentava il passaggio del flusso vitale tra cielo e terra, una via di comunicazione con il principio divino. Questi monumenti venivano collocati a coppie all'entrata dei templi per celebrare il giubileo trentennale dei faraoni. Come si vede, dunque, l'utilizzo che ne fece Sisto V risulta essere filologicamente corretto oltre a rendere giustizia a questi gioielli dell'arte egizia, distrutti e abbandonati nel Medio Evo perchè simboli pagani. Aperta la strada molti altri Papi utilizarono gli obelischi a fini decorativi e per l'arredo urbano tanto che oggi, con i suoi 13 monoliti in piedi, Roma costituisce un unicum introvabile persino in Egitto.
Il nostro viaggio alla soperta degli obelischi romani ci porterà da Piazza del Popolo, al Pincio, a Trinità dei Monti; poi a Piazza Montecitorio, a Piazza della Rotonda, a Piazza della Minerva per concludersi a Piazza Navona.