S A N T A   C R O C E   E   L E   B A S I L I C H E   M I N O R I
"La Via Paradisi"


Dopo aver visitato le quattro Basiliche Patriarcali, é consigliabile, per chi voglia approfondire la conoscenza della tradizione del pellegrinaggio nella capitale procedere alla visita delle così dette Basiliche minori. Il percorso delle "Sette chiese" fu introdotto da San Filippo Neri con il nome di Via Paradisi. Il pellegrinaggio dalla basilica del Laterano proseguiva verso Santa Croce in Gerusalemme.
Dopo il riconoscimento della religione cristiana nell'editto di Milano del 313, si volle fare di Roma la nuova capitale della religione. Per dare più valore a questa decisione vennero acquistate dalla Palestina reliquie di Maria, di Cristo e degli Apostoli. Cominciò un vero e proprio commercio e naturalmente circolarono anche molti falsi. S. Croce in Gerusalemme divenne la basilica delle reliquie per eccellenza. Qui è conservata la terra del Santo Sepolcro, reliquie della Santa Croce, Due Sante Spine, una parte della croce del ladrone crocifisso accanto a Gesù e altri oggetti sacri. La chiesa venne rinnovata nel 1144 sotto Lucio II. Nel 1743 venne completamente rimanegiata per ordine del papa Benedetto XIV da Gregorini e Passalacqua che ne fecero una delle più graziose e fantasiose creazioni del '700 romano: la vivace facciata è del XVIII sec., ispirata all'opera del Borromini nel gioco di forme concave- convesse. Ancora più interessante é poi l'atrio ellittico d'ingresso che immette nelle tre navate interne arricchite dalle colonne di granito provenienti da un'antica basilica e le preziose acquasantiere marmoree del XV secolo. In fondo all'abside risalta il sepolcro Quinones, monumentale opera di Jacopo Sansovino. Passaggio obbligato per I visitatori di Santa Croce é la Cappella delle Reliquie.
Terminata la visita di Santa Croce l'itinerario prosegue alla volta di San Sebastiano e delle sue Catacombe. La basilica, dedicata agli Apostoli Pietro e Paolo, fu costruita nella prima metà del IV secolo, su un cimitero dove i due santi erano sepolti durante la persecuzione dell'imperatore Valeriano. Più tardi nello stesso cimitero fu sepolto il corpo di San Sebastiano, martirizzato sotto l'imperatore Diocleziano e a partire dal IX secolo, il luogo sacro fu dedicata a questo santo. Inizialmente la basilica era a tre navate, ma nel XIII secolo ne furono murate due: nel 1609 il Cardinale Scipione Borghese ne affidò a Flaminio Ponzio la ricostruzione, che fu ultimata da Giovanni Vasanzio. Elegante la facciata a portico, nobile l'interno ad una sola navata chiara e luminosa dove spiccano il soffitto ligneo e l'architettura del presbiterio. Anche in San Sebastiano molto forte é la suggestione delle reliquie: nella prima cappella a destra si conservano le famose impronte dei piedi del Cristo, lasciate su una pietra durante l'incontro con San Pietro sull'Appia, a circa un chilometro, dove oggi sorge la chiesetta del Domine "Quo Vadis?".
Al di sotto della basilica di San Sebastiano incontriamo uno dei complessi monumentali più antichi e suggestivi della tradizione cristiana: le catacombe. Originariamente l'insieme di questi cunicoli inestricabili, ed in parte non ancora esplorati, erano utilizzati come cimiteri, seguendo una prassi molto più antica della nuova religione cristiana (le prime catacombe furono essenza dubbio ebraiche). Solo dopo l'editto di Costantino, quando il riconoscimento del nuovo culto fu pieno, furono aggiunti alcuni ambienti per il culto, soprattutto per la devozione tributata alla memoria dei defunti ed in particolare dei Martiri. L'espressione catacombe deriva dal greco katà (presso) kymbas (cavità, avvallamento) e si riferiva originariamente solo al complesso di San Sebastiano, situato appunto entro una sorta di avvallameto naturale della roccia tufacea. Da qui per affinità il nome fu esteso a tutti I complessi cimiteriali ipogei fuori dall'antico recinto murario della città.
A pochi passi da San Sebastiano incontriamo infatti le catacombe di San Callisto.Tra le più grandi ed importanti di Roma, sorsero verso la metà del secondo secolo e fanno parte di un complesso cimiteriale che occupa un'area di 15 ettari di terreno, con una rete di gallerie lunghe quasi 20 chilometri, su diversi piani, e raggiungono una profondità superiore ai 20 metri. In esse trovarono sepoltura decine di martiri, 16 pontefici e moltissimi cristiani.
Prendono nome dal diacono S.Callisto, che, all'inizio del III secolo, fu preposto da Papa Zefirino all'amministrazione del cimitero e così le catacombe di S. Callisto divennero il cimitero ufficiale della Chiesa di Roma.
La vista si conclude con il Santuario del Divino Amore, sulla via Ardeatina a 14 km da Roma, uno dei luoghi dove tutt'ora é vivo lo spirito del pellegrinaggio religioso.