P I A Z Z A   E S E D R A  -  V I A   N A Z I O N A L E
"La Roma Umbertina"
 

Quando nel 1871 Roma divenne la capitale dello stato italiano si avvia un lungo processo di modernizzazione della città. Nuove esigenze funzionali, come la realizzazione delle strutture per l'amministrazione dello stato, e l'esigenza di rimodellare in chiave più "europea" la viabilità della capitale, portarono già nel 1873 alla redazione del primo Piano Viviani. Nasce così il quartiere Esquilino, detto "dei piemontesi", destinato alla nuova classe borghese, prevalentemente impiegatizia, caratterizzato da un impianto a scacchiera che ruota intorno al grande spazio centrale della piazza. Simbolo di questa logica urbanistica e unica nel suo genere a Roma, Piazza Vittorio deriva le sue caratteristiche direttamente dalle "squares" inglesi: forma rettangolare e giardino centrale, il tutto incorniciato da ampi portici sui lati.
All'originario decoro borghese, nell'immediato dopo guerra si è sostituito un panorama di profondo degrado che, dalla fine degli anni 80, è stato oggetto di qualificati interventi di recupero. Oggi Piazza Vittorio è uno dei mercati più caratteristici di Roma ed offre una possibilità di incontro alle diverse culture della capitale. Poco distante, semi nascosto in una piccola piazza, si trova un altro monumento della Roma umbertina, malinconica testimonianza di un passato perduto: l'Acquario Romano. Il piccolo edificio, nato per lo svago e gli incontri mondani, accosta una pretenziosa facciata monumentale ad un interno ricco quanto inaspettato. Costruito con la "nuova tecnologia del ferro", l'edificio è costituito da un'ampia sala centrale, a cui le colonnine di ghisa ed il ricco apparato decorativo conferiscono un carattere eccentrico, quasi fiabesco.
Il modello urbanistico ed architettonico della Roma umbertina è, però, costituito dall'asse di attraversamento di Via Nazionale - Corso Vittorio Emanuele II. Lasciata alle spalle Piazza della Repubblica, monumentale ingresso alla città per chi proveniva dalla stazione, si percorre Via Nazionale concepita per collegare Termini con il Palazzo Reale sul Quirinale ed il cuore della città. La via celebrava la "Terza Roma" e la monarchia liberale con imponenti edifici pubblici, l'anglicana S. Paul's, prima chiesa acattolica accolta in città e documento unico in Italia del movimento inglese "Arts end Crafts", nonchè più avanti il monumento al Padre della Patria; ma rappresentava anche la nuova borghesia "nazionale", con i palazzi, i ritrovi culturali (il Palazzo delle Esposizioni), ed i luoghi di spettacolo (Teatro dell'Opera).
Il moderno "decumano" ottocentesco che, con il "cardo" costituito dall'allargamento di Via dl Corso e gli sventramenti di Piazza Venezia, costituisce l'impalcatura della nuova capitale, prosegue lungo Corso Vittorio Emanuele fino al Tevere. Vicenda complicata e controversa quella dello sventramento più noto di Roma, che originariamente doveva essere collegato al quartiere di Prati di castello attraverso dissennati progetti di sfondamento del Circo Agonale. La tentazione di ripetere a Roma esperienze urbanistiche europee vinse, in questo caso, su soluzioni più congeniali alla complessa stratificazione cittadina.
Filo conduttore di tutte questi interventi urbani era la programmata volontà di "volgere le spalle a S. Pietro", simbolo dominante e polo di irraggiamento di tutta la struttura urbana tradizionale, al fine di generare una nuova capitale "laica" dello stato nazionale. Intervento quest'ultimo velleitario e fallimentare, in quanto ben difficile sarebbe stato cancellare in pochi anni secoli di storia, così come con poche cannonate a Porta Pia era stato possibile cancellare il dominio temporale dei papi.