"Proni sui maestosi ruderi per cercarvi le proporzioni, vi considerate i depositari dei segreti artistici perché siete in grado di dare un resoconto esatto delle misure architettoniche. Se aveste sentito, più che misurato, lo spirito della grandiosa fabbrica che guardavate, non l'avreste solo imitata... Avreste elaborato progetti necessari e veri" Johann Wolfang Goethe
La valorizzazione del "calcestruzzo romano" è generalmente considerata il principale contributo di Roma alla storia dell'architettura. La scoperta, quasi casuale, delle eccezionali qualità della miscela di pietrisco e malta pozzolanica costituisce, fin dall'età repubblicana, il contrappunto italico al tema dominante dell'architettura ellenica. Inizialmente preferito per la sua duttilità ed economicità rispetto a i materiali tradizionali, l'opus cementcium cominciò ad essere usato in maniera "occulta": fuori Roma, nei santuari laziali, negli edifici commerciali (marcati e magazzini), nascondendo per lo più le poderose masse dietro tradizionali rivestimenti. Anche la tecnologia si andò progressivamente evolvendo con la costruzione di archi e volte sempre più complessi e resistenti. Nasce così la versione romana dei teatri greci: questi ultimi, infatti, erano addossati a pendii naturali, mentre solo grazie alle nuove tecnologie il genio romano poté realizzare strutture nel cuore della città. Tutto ciò produsse in breve un profondo mutamento non solo nel costruire, nell'edilizia, ma più ancora nel concetto profondo di Architettura. L'idea che la sistemazione dello spazio interno sia un concetto fondamentale dell'architettura è così profondamente radicato in noi che occorre uno sforzo intellettuale per comprendere quale rivoluzionaria innovazione sia stata quella degli antichi romani. La ricerca ellenica fu essenzialmente indirizzata all'organizzazione armonica dell'involucro dell'edificio, Roma, invece, scopre la spazialità interna, l'illusionismo figurativo, la poetica del continuum.
Tutto ciò si traduce nella grandiosità delle residenze imperiali dal Palatino alla Domus Aurea. Un processo complesso e lungo che raggiunge vette altissime nell'avvolgente spazialità universale del Pantheon. Si potrebbe stabilire, dunque, una distinzione tra quanto nell'architettura romana è di matrice ellenica e quanto invece autenticamente nuovo: da un lato templi ed edifici colonnati e dall'altro terme, rotonde, ninfei e tutte quelle opere qualificate dal continuum implicito nella stessa tecnica del conglomerato.
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