I fulcri essenziali della visita di Roma sacra sono, non vi è dubbio, le quattro Basiliche Patriarcali. In realtà fino la Giubileo del 1950 il solenne pellegrinaggio toccava oltre alle suddette basiliche anche S. Croce in Gerusalemme, San Lorenzo fuori le Mura e San Sebastiano. Di tale prassi, che sembra doversi far risalire a San Filippo Neri, si tratterà in uno specifico itinerario dedicato alle basiliche "minori" ed alle catacombe, mentre ora ci si concentrerà esclusivamente sulle così dette "Quattro Chiese".
Ad aprire l'itinerario, e non poteva essere diversamente, un edificio religioso dinnanzi al quale è difficile rimanere indifferenti, un ponte di pietra gettato tra l'uomo ed il divino, un capolavoro dell'architettura attraverso cui è possibile leggere i cambiamenti culturali del mondo cristiano tra Rinascimento e Barocco: la basilica di San Pietro. La basilica Vaticana non è, come si potrebbe facilmente pensare, la cattedrale di Roma, titolo che spetta alla sua sorella del Laterano, ma il suo prestigio artistico e religioso non teme il confronto di alcun altro luogo sacro della cristianità.
La prima costruzione commemorativa eretta sul luogo della sepoltura dell'apostolo Pietro si fa risalire al 349: lo stesso imperatore Costantino volle una vasta basilica a cinque navate circondata da numerosi altri edifici sacri. Estremamente suggestivo sarà visitare nei sotterranei la Tomba dell'Apostolo, le Sacre Grotte che segnano il piano di calpestio della basilica costantiniana e confrontare il rigore delle strutture paleocristiane con lo sfarzo e la magnificenza della basilica superiore.
Già nel Quattrocento, però, la struttura dava segni di cedimento strutturale ed il primo a porre mano a lavori di consolidamento fu Bernardo Rossellino per volere di Nicolo V. Il clima culturale stava, però, cambiando: le prime teorie estetiche del Rinascimento erano già state formulate quando Giulio II chiese a Bramante di intervenire sulla vetusta basilica, egli si rivolse alle opere medioevali con lo sguardo dell'erudito rinascimentale, considerandole una forma d'arte primitiva e optò per una ricostruzione totale. La demolizione, che pure era l'inevitabile preludio della grandiosa ricostruzione, ebbe un'eco enorme sulla popolazione della città e valse al grande architetto l'appellativo di "Mastro Ruinante". Da questo momento in poi comincia una delle vicende più appassionanti e complesse della storia dell'architettura. Per un secolo e mezzo si avvicendarono alla direzione della "Fabbrica Infinita" i più grandi architetti del tempo ognuno dei quali propose la propria interpretazione del monumento simbolo della cristianità: una visita attenta e scrupolosa potrà evidenziare tutte queste fasi, il cui accostamento fa di San Pietro un unicum ineguagliabile. Alle idee di Bramate e Michelangelo che, con i progetti a pianta centrale, si riallacciavano alle memorie classicheggianti del Pantheon e dei mathiria paleocristiani, si opponevano i progetti a croce latina dei Sangallo e, più tardi, già in pieno clima di Controriforma, del Maderno. Un capitolo a parte sarà poi dedicato durante la visita alla decorazione barocca dell'interno, opera realizzata sotto la supervisione del Bernini e che conferisce a tutto l'edificio il suo carattere di incomparabile grandezza. La visita si conclude con la salita alla cupola michelangiolesca durante la quale sarà possibile scoprire tutte le geniali intuizioni statiche ed artistiche del maestro del Rinascimento italiano.
La seconda tappa dell' itinerario sarà l'antichissima Basilica di San Giovanni in Laterano. Il nome del Laterano faceva fremere gli uomini del Medio Evo come quello del Vaticano emoziona i cattolici d'oggi. Qui infatti sorgeva l'antica cittadella del Papato, qui si estendeva il palazzo irto di torri e di mura merlate che avvolgeva e proteggeva la basilica fondata dal Papa Melchiade fra il 311 ed i 314. San Giovanni è una chiesa eccezionale: essendo di dodici, forse tredici, anni più vecchia della basilica costantiniana in vaticano, è con ogni probabilità la chiesa più antica del mondo occidentale. Nella sua lunghissima storia la basilica lateranense non ha subito la sorte di completo rifacimento toccata a San Pietro: qui, infatti, i Papi, per il mutato indirizzo culturale seguito al periodo della Controriforma, vollero tentare di conservare il più possibile della chiesa antica. Nei secoli, però, crolli e dissesti minarono la stabilità della struttura e così si dovette procedere alla ricostruzione senza un progetto unitrio: per questo San Giovanni ci appare ancora meno omogenea di San Pietro. Proprio in questo suo carattere così vario e ricco di testimonianze risiede il suo fascino. Ogni epoca storica ha lasciato nella basilica un segno: nei sotterranei vi sono resti romani; le mura esterne sono alto medievali; il chiostro ed i due campanili sono del XIII sec.; il transetto fu ricostruito da Giacomo della Porta e Domenico Fontana alla fine del '500 così come la facciata laterale; la grande fase della ricostruzione borrominiana, che interessò le cinque navate del corpo centrale ed in fine il concorso settecentesco per dare finalmente una facciata a questa monumentale basilica. Dopo aver visitato la Loggia delle Benedizioni ed osservato da vicino il più alto obelisco di Roma, si imbocca uno dei rettifili della sistemazione urbanistica di Sisto V, terminante proprio in asse con la facciata di Santa Maria Maggiore, terza tappa del nostro itinerario. Una poetica leggenda, narrante di una miracolosa nevicata d'agosto, viene spesso collegata a questa splendida chiesa e ha fatto si che in passato essa sia stata indicata anche come Santa Maria della Neve. La letteratura più accreditata tende però a far risalire l'epoca della fondazione al 432 per volere di papa Sisto III che intendeva così celebrare il Concilio di Efeso, che attribuì definitivamente alla Madonna il titolo di Madre di Dio.
Cosi come abbiamo definito San Giovanni la basilica delle sovrapposizioni, così potremmo evidenziare i contrasti architettonici che caratterizzano Santa Maria. Primo fra tutti il complesso rapporto di movimenti e visuali che lega la creazione di Ferdinando Fuga con la retrostante facciata medievale ricoperta di splendidi mosaici; il gioco di masse murarie che oppongono i due palazzi seicenteschi laterali e l'altissimo campanile romanico (il più alto di Roma); lo stridente contrasto tra l'austerità dell'impianto a tre navate e lo sfavillante apparato decorativo. Passaggi obbligati della visita sono il possente prospetto absidale, opera barocca di Carlo Rainaldi della seconda metà del '600, la Cappella Sistina dove è sepolto Sisto V, artefice della grande rinascita architettonica di Roma, e dove è conservata la Reliquia del Santo Presepe e la Cappella Paolina, tomba di Paolo V Borghese splendidamente affrescata da pittori del calibro di Guido Reni e del Cavalier d'Arpino.
Il giro si conclude con al visita della maestosa San Paolo fuori le Mura. Questa immensa basilica - la più grande di Roma dopo San Pietro - risale ai tempi di Costantino ma l'attuale costruzione è il frutto di un rifacimento quasi totale del secolo scorso. Infatti la basilica originaria, che ci era pervenuta quasi intatta con le colonne costantiniane e le aggiunte bizantine, rinascimentali e barocche, fu semidistrutta da un incendio nel 1823. In quell'epoca il dibattito sulle varie teorie del restauro era già piuttosto avanzato ma, ciononostante, gli architetti incaricati dei lavori preferirono ricostruire una basilica completamente nuova. Ecco perché tutto l'insieme che oggi osserviamo ha qualcosa di troppo lucido, di troppo levigato per essere un edificio antico. Tra i resti più interessanti della basilica antica ricordiamo: l'arco trionfale con i mosaici del V sec.; il mosaico dell'abside raffigurante un Cristo Benedicente secondo il rito greco; il Ciborio dell'altare maggiore, elegantissima creazione di stile gotico di Arnolfo di Cambio. Sulla destra della chiesa si passa nel famoso Chiostro: quasi gemello di quello di San Giovanni, fu probabilmente realizzato dalla stessa famiglia di artisti, i Cosmati della famiglia Vassalletto, e costituisce una delle più poetiche ed intatte visioni che il Medio Evo possa offrire.
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