B E R N I N I  -  B O R R O M I N I  -  D A   C O R T O N A
"Maestri del Barocco a confronto"
 

Per molto tempo il termine "barocco", non solo in campo artistico, ha avuto un significato negativo, arrivando persino ad essere sinonimo di magniloquente, banalmente ricco, amorale. Il giudizio nasce dalle critiche che gli illuministi mossero all'arte e all'architettura del secolo precedente: i grandi slanci, l'enfasi, l'esaltazione dell'immagine erano concetti estranei alla razionalità illuminista. Ma la poetica del Barocco, quella vera, che per mano dei grandi maestri ha regalato a Roma opere d'arte di rara bellezza, non poteva essere liquidata come il capriccio di un'epoca. La rivalutazione di questo movimento è una conquista della critica moderna, che si concretizza a partire dal 1914, quando se ne comprende l'originalità delle contaminazioni linguistiche e della ricerca formale.
In un'epoca ricca di contrasti politici e sociali, dove man mano si dissolve il mito rinascimentale della ragione come unico strumento per conquistare la verità divina, le arti figurative abbandonano l'esattezza delle forme classiche e, facendo tesoro dell'esperienza manierista, esplorano nuovi linguaggi, accettando la sfida della trasgressione. L'artificio, il turbamento, l'eccentricità, l'obliquo segnano la fine dell'umanesimo e lo sviluppo di un lessico architettonico che colpisce l'inconscio prima che l'intelletto. In quest'ottica qualsiasi figura semplice non può essere barocca: la perfezione del cerchio è alla base della pianta rinascimentale, mentre è l'ellisse, figura dai due cerchi, ad esprimere a pieno il dinamismo e la tensione della concezione barocca.
Uno splendido esempio di quanto fin qui detto sono le chiese di S. Carlino di Francesco Borromini e S. Andrea al Quirinale di Gian Lorenzo Bernini. Nelle due fabbriche, a poche decine di metri di distanza, la stessa planimetria ellittica è trattata in maniera diametralmente opposta dai due maestri: da un lato lo spazio compresso e palpitante della drammatica architettura borrominiana e dall'altro il "barocco classico", più misurato, del Bernini architetto pontificio. Scendendo dal Quirinale verso il centro della città, un complesso monumentale unico accoglie il visitatore in cerca di suggestioni barocche: Piazza Navona. Infatti, non appena lasciato S. Ivo, dove con la sua sconvolgente fantasia Borromini riesce a far vivere uno spazio relativamente limitato, ci si immerge nella dimensione dilatata dell'antico circo, animato da gioielli artistici come la fontana dei Fiumi, S. Agnese ed il Palazzo Panphili. Il Barocco ritrova qui quella dimensione di scenografia urbana che più gli si addice e che fa di Piazza Navona il simbolo di un'epoca.
Pochi passi più in la, protetta ed in un certo senso valorizzata dalle strette viette che la circondano, si trova la cortoniana S. Maria della Pace ed ancora oltre le contraddittorie masse murarie dell'Oratorio dei Filippini, complesso tra le massime opere del Borromini. Ancora una volta le forme sono caratterizzate da un senso di dinamismo ed inquietudine che si trasmette a chi osserva.; ancora una volta la passionalità dell'architettura barocca suggestiona e coinvolge nella travagliata ricerca di un nuovo linguaggio.